Avevamo lasciato i Blind Faith And
Envy nel 2006 col secondo album "Murder Of A Girl",
convinti che fossero in parte rimasti intrappolati nella
pur buona formula synthpop del debut "The Charming
Factor" (2004), ma il duo dell'Arizona, giungendo
all'importante traguardo del terzo full-length, saprà
sorprendere positivamente tanto i suoi sostenitori
quanto gli eventuali detrattori. "Media Motel" è la
dimostrazione pratica del fatto che Charlene April e
Daniel Guenther hanno ancora molto da dire, e la grande
maturazione evidenziata nel songwriting ne è la prova
più lampante. Partendo da quel raffinato ed eclettico
synthpop ammirato nelle due precedenti prove, il duo è
riuscito a progredire ulteriormente grazie ad un
inserimento deciso della chitarra, capace di donare un
tocco 'rock' senza spostare eccessivamente il baricentro
compositivo, fattore che ben si è sposato ad una
capacità nel ricreare le atmosfere desiderate molto più
evidente rispetto al passato. L'opener "My Life Is
Ordinary" ce ne dà subito una dimostrazione: la durezza
della sei corde s'insinua fra gli umori scuri di un
pezzo molto intenso, dove Charlene ci offre un saggio
delle sue indubbie qualità vocali, oggi più che mai
sviluppate a meraviglia. La title-track è una potenziale
hit incalzante dall'effetto assicurato, guidata da una
carismatica Charlene che, abilmente, ci trascina sino ad
un ottimo refrain di quelli che i Blind Faith And Envy
sanno scrivere ad occhi chiusi, mentre la dolce e
melodica "Gentle Delay" ci culla con la sua delicatezza
chillout, appena prima che irrompa l'electro incisiva di
"How Is This For Entertainment", hit d'impatto dove la
chitarra subentra magistralmente per un finale di enorme
intensità. Ottima anche "Rising Tide", elegante e
squarciata da autentiche rasoiate chitarristiche, ed
anche "Loving Last For All" soddisfa a suon di synth
sinfonici, ritmi ricercati ed uno splendido finale
strumentale. Apprezzabili senza particolari sussulti i
cinque remix presenti (uno di essi per un brano del
precedente album), segnatamente a cura di Felix Marc,
Edge Of Dawn, Neuroactive, Liquid Divine e DJ Lawrence,
ma sinceramente la loro inclusione sa di allungamento (anche
perché, diversamente, il disco sarebbe durato pochino...),
ed è quindi preferibile dedicarsi a quei quattro brevi
ma intensissimi frammenti sonori (tre dei quali
strumentali) sparsi fra le summenzionate canzoni, capaci
di evidenziare ulteriormente l'abilità del duo di Tucson
nel catturare al meglio le atmosfere. La buona
produzione, l'evidente stato di grazia di una Charlene
che, quanto a talento, estro ed abilità esecutiva, si
mangia letteralmente in insalata decine di colleghe più
blasonate, un songwriting a dir poco rinvigorito e
l'innegabile maestria negli arrangiamenti fanno di
questo disco un nuovo punto di partenza per i Blind
Faith And Envy, ormai definitivamente pronti a sedurre
chi al synthpop chiede sempre quel qualcosa in più.